VITA QUOTIDIANA
Vettovaglie
Il
conto finale dell’ottimo “Cool” poco ha da invidiare ai più rinomati locali
della Costa Smeralda. Il ristoratore mi conferma anche nei costi che ha
frequentato a lungo la Milano in: la lettura dei numeri è a dir poco insostenibile.
32 yuan a testa, birra Qingdao inclusa: 4 euro e 57 cents…
Con
codesto ammontare si fa pressoché impossibile pensare a pranzi e cene fuori.
Bisogna
forzatamente ripiegare sulla mensa del campus. Summer la factotum mi dota
quindi di una carta ricaricabile da utilizzare allo scopo,
orrendamente decorata dal palazzone tardo Tito che costituisce
il blocco principale dell’università. Gusti artistici rivedibili.Ingresso ufficiale alla mensa, posta di fronte ai nostri Foreign expert apartments.
Capannone fantozaziendale atto ad ospitare due
reggimenti, soffitto altissimo, dal quale pendono ventilatori a pala,
ovviamente sordidi; su pilastri ingialliti campeggiano teleschermi spenti
dall’epoca della guerra dell’oppio (la prima), mentre i lati sono occupati da
una serie di vetrine al di là delle quali si affaccendano cuoche e cuochi. Completano
con grazia l’ambiente i tavolacci dal commovente design alanfordiano[1]. Il
brulichio degli studenti è avvolto in una grigiastra e sottile cappa di afrori,
la cui scaturigine va ricercata sia nell'animata preparazione del companatico
oltre vetrina, sia negli stracci frangiati poggiati in lunghissimi lavabi. Mi
spiega Chiara che servono sì per la pulizia del pavimento, ma nessuno pensa a
pulire loro: si usano un infinito numero di volte, con una sommarissima
sciacquatina una tantum.
Avvicinandomi
ai banchi di somministrazione del desinare, noto che gli studenti reggono tutti
quanti dei sacchetti.
Ricoperti di pasta fresca vengono cotti al momento in capaci pentoloni; resta solo da valicare il difficile momento dell’interazione con l’addetta alla distribuzione, le cui mani paffute indicano presumibilmente tipi diversi di casojiaoz.
Concluso il negoziato gestuale, dopo qualche minuto arrivano, belli, fragranti, morbidi, caldi. Sì, ma li depone in un sacchetto!!!
Ma è bruttissimo e poi pisceranno fuori tutto il loro sughino, rinforzato da un’aggiunta d’aceto e una spruzzatina di peperoncino.
Invece
no. Il sacchetto è a prova di perdita, indistruttibile nella sua fragile
apparenza: è cinese in tutto e per tutto.
Altra importante lezione di
antropologia del rosso celeste impero: essenzialità e funzionalità, pochi frills.
E, soprattutto, questi jiaozi sono una gioia per il palato. A costi un poco più
contenuti: tra i 6 e i 7 yuan a porzione. Segnalazione a Trivago, quattro
stelle.
Ah, no facciamo tre: gli orribili strumenti dell’Erasmus a Irkutsk, in visione
devastante, accatastati in infinita sequenza!! abbassano inevitabilmente la
votazione.
Acqua
In
questi giorni di temperatura ancora estiva, con momenti di cappa umidastra, il bisogno
di idratarsi si fa pressante. Preparo il tè e azzardo bevute con acqua
prelevata direttamente dal lavandino, ma presto i compagni d’avventura mi
diffidano dal farlo, con argomenti decisivi “Ti viene il cagotto!”. Mi spiegano
inoltre che il boccione in stile ufficio Usa è l’unica fonte affidabile alla
quale abbeverarsi. Mirabile…
Non
è comunque scomodo il sistema, anzi: propone due temperature differenti,
facilitando la preparazione del breakfast con tè. Niente più uso del microwave.
Essenziali e rapidi.
Quando
l’erogazione termina, però, che s’ha da fare? Vengo a sapere che s’ha da
estrarre il barile, infilarci un corrispettivo in denaro (senza farcelo cadere,
impresa che sfida la sempre nota manualità) e depositarlo al piano inferiore
Infine, apporre la propria richiesta sull’apposito registro. Voilà!
L’efficientissimo trasportatore in motocarrozzetta bianca provvede alla
sostituzione giornaliera. Con una pausa di riflessione tra una tappa e l’altra.
Tutto
quello che proviene dalle tubature di foggia ed età etrusca ha unicamente il
duplice scopo di lavare la persona e scaricare le sue proprie deiezioni nelle
viscere della terra. Nulla mai, però, in Catai è definito come ad ovest:
occorre padroneggiare bene alcune avvertenze. Per l’uso della doccia è
assolutamente necessario svuotare l’ambiente di ciò che potrebbe risentire di
spruzzi prolungati: dal rotolo per le suddette deiezioni agli asciugamani, financo all’accappatoio; a seguire, dotarsi di uno strumento ad idrovora per
tentare di sopperire agli inconvenienti di uno scarico non aggiornatissimo.
tentare di sopperire agli inconvenienti di uno scarico non aggiornatissimo.
Per
l’argomento più delicato, peraltro in stretta relazione con gli effetti già
citati di un’ incauta somministrazione per via orale del prezioso liquido, il
concetto fondamentale riporta al principe degli sport invernali, lo sci alpino.
Come tutti gli appassionati sanno, le specialità tecniche, gli slalom insomma,
si svolgono in due manches, diversamente dalla discesa libera e dal superG.
Ora, è consigliabile, nell’impiego più proprio del trono, scegliere le tecnica
più che la velocità pura. Meglio la doppia manche, inframezzata da un primo
scroscio con una prima gettata leggera di cellulosa raffinata, piuttosto che un
arrivo rapido con tanto di salto prima dello striscione “Ziel”[2]. Lo
sciacquone è povero e troppa carta in un’unica soluzione può intasare i tubi modellati
su quelli di Populonia, cinesi copioni. Nella seconda manche è possibile poi
dare tutto e completare così il lancio, in maniera esaustiva. Se al termine
della prova, però, l’esito non dovesse essere del tutto soddisfacente, se
malauguratamente si delineasse un intasamento, è consigliabile mantenere ai
piedi del trono un recipiente di buona capacità da impiegare alla bisogna.
Per dilavare i
bisogni.
[1] La
celeberrima pubblicazione cui si fa qui riferimento è “Alan Ford”, strepitose comic strips nate nel 1969 dalla mente di Max Bunker. Vi si narra in tono comico e grottesco le vicende di uno
scassatissimo gruppo di agenti segreti con base a New York, che operano in
condizioni perennemente disagiate e mezzi meno che improvvisati.
[2] Le più
celebri discese libere della Coppa del mondo di sci hanno per teatro stazioni
alpine tedescofone. Ziel significa “traguardo”. In particolare si segnala la
mitica Streif di Kitzbuehl, in Austria. Sullo schuss finale,
proprio prima dello striscione del traguardo, gli atleti si esibiscono in uno
spettacolare salto nel quale si distinse il fortissimo cortinese Kristian
Ghedina. “Hopp” è il grido del pubblico che da sempre accompagna al momento del
salto gli acrobati del circo bianco.












