PROLOGO
Un'offerta di lavoro su echinacities.com, un invio di mail, un colloquio via Skype: tre mosse, incardinate in meno di dieci giorni, stendono in un lampo un filo tra la piccola Bergamo, Lombardy e la misteriosa Qinhuangdao, Hebei, nel lontanissimo Catai.
In veste di insegnante di italiano mi avvierò su codesto filo, assai in bilico in vero: lascio i sicuri lidi popolati da figurine e viaggiatori, per esplorare lande morfosintattiche. Ulteriore e pericolosa oscillazione del filo, la totale asinofonia. Così pregno di significato, il termine denota che oltre il raglio non mi è consentito andare, nella padronanza del mandarino. L'intervistatrice, Amy, però, invisibile durante la skyppata come si conviene allo stereotipo di un suddito del rossoceleste impero, assicura che gli studenti, modernamente, si esprimono bene nella lingua franca globale. Dopo un fondamentale ripasso dell'opera omnia di Bruce, un elettrocardiogramma e uno svenevole prelievo di sangue, dopo un invaligiamento durato quanto l'approvazione di una legge sulla corruzione, tra follia e lucidità, tra ebbrezza e dubbio dirigo le ali non, come è uso da tempo, verso l'estremo ovest, ma in direzione opposta.
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| Il contratto |
Che so io della Cina? Il Milione forse è un pò datato. Pregno da secoli di mediterraneismo e yanquismo, cerco di colmare la sterminata lacuna leggendo opere come "Impara il cinese in un mese, "Piccola guida alla Cina moderna", "Cinesi" e soprattutto i preziosi "Antichi diari di Furio", del blog saporedi cina.com.

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