mercoledì 2 settembre 2015

PRIMISSIMI ASSAGGI

Poche ore di sonno, ma continuo, su un materasso sottiletta spalmato su un asse di legno. Ottimo invero per la schiena, ferita più di due decadi orsono. Il primo risveglio in Catai merita la sufficienza piena.
Dopo lo svaligiamento e una disamina attenta del nuovo ambiente, si impone un’abluzione dello stesso. A disposizione: pezze da lavaggio e Mastro Lindo iperconcentrato, furbamente inscatolati nelle Orobie; una scopina del nano (l’avrà acquistata Bago, l’anfitrione aeroportuale?)
e un catino di nulla capienza, reperiti in loco. Assenti: spazzolone e strofinaccio da pavimento. La ricerca dà come risultato un tergicristallo giallino, sempre Brunettasize, nuovo certamente, ma insufficiente per l’impresa che mi attende: impresa che richiede un’impresa. Di pulizie. 
Una polvere di tre spanne avvolge ogni centimetro quadro; ondeggia, in miracoloso equilibrio, sul margine superiore del battiscopa; riveste le ormai celebri tubature del bagno e ne fodera le piastrelle.

Soltanto dopo ore di sforzi da bodybuilder emergeranno, alla luce del 2015, oggetti che l’inesorabile depositarsi delle sabbie del tempo aveva oscurato nell’oblio.

La lunghissima seduta di workoutinthefilth viene fortunatamente alleviata da Nicolò che, allertato da Chiara, alla quale avevo rivelato la mia provenienza, si presenta come concittadino. L’ “Usti” della sera prima, del resto, non poteva mentire. La città è per vero poco più che un paese: in effetti, lo scambio di informazioni sulle reciproche residenze porta alla scoperta che sua sorella abita in un micro luogo a nome “Mozzo Borghetto”.  7 fusi orari, 8223 km ed ella sta a 200 m da casa mia…..
Compare verso il mezzodì anche Chiara, che mi invita ad unirmi ad una cena allitalian, nel ristorante che fronteggia l’uscita del campus.

Affronto, quindi, per la prima volta, il territorio del Catai.
Un ampio viale, alberi ai lati, bellissime corsie separate per bici (Dai!! Interessante!!) e usuali strisce pedonali nel mezzo. Si va all’attraversamento. Il traffico scorre… scorre….scorre………
scorre…….scorre……….scorre…..
…scorre…..scorre………………… 


ALURA?? Vi fermate o no?? Mi si offre la prima, fondamentale lezione di antroposinologia: i cinesi guidano di merda. Le strisce non rappresentano per loro che un fregio sull’asfalto, triglifi da carreggiata, mero “exornavit” senza il nome del pittore. Pronti a spiattellare sul bitume ogni bipede che azzardi comparire sulla loro rotta (più consono mirino?), non accennano al minimo rallentamento, piuttosto accelerano in prossimità delle strisce e colmano l’etere di un fesso clacsonare, a mò di monito per il temerario pedone.

“Cool” recita in inglese impeccabile l’insegna del luogo di ristorazione, ma il cuoco non sarà un beffardo conoscitore di onomatopee lombarde? Davvero con le sole mani e null'altro eserciterà l’arte cul(e dalli)inaria?

Ma no, dubbi infondati! Grazie agli esperti sinoparlanti che mi accompagnano, in breve fanno comparsa sul desco: riso con pancetta, verdurine crudités tagliate fini, una maestosa pentola che fa bella mostra di sé, poggiata com’è su un fornellino che la sopraeleva rispetto al volgar tavolo. Contiene patate con cipolle e peperoni, ribollenti in una danza rallegrata da intingoli speziati. 
Di nulla allegria la faccia della cameriera: un’inquietante sfinge totalmente priva d’espressione, immutabile anche di fronte ai lazzi dei sapidi sardi. Si intuisce che li vorrebbe a disposizione in un campo di rieducazione, ove con ogni probabilità ha consolidato il suo curriculum.
Ma ecco giungono, inaspettati, i casonsei![1]. Qui, mi informano, li chiamano jiaozi, ma casonsei rimangono, sia nell’aspetto sia nel sapore, a conferma delle sospettate frequentazioni lombarde del cambusiere. Sono un’autentica delizia. In vero tutto è eccellente, del resto Fernando non può mentire[2].

In mezzo a cotanta perfezione, però, un problema si pone, inevitabile. Nessuna scorciatoia, nessuna via di fuga, nessun filo d’Arianna. L’ ostacolo, doppio peraltro, temutissimo e paventato fin dall’esito positivo del colloquio skypico, si staglia implacabile sulla mensa. Enigma della sfinge (appunto..), forche caudine, tredicesima fatica d’Ercole, arco d’Ulisse.

Loro: le bacchette!!!!

I commensali con abilità somma pescano ogni vivanda. Per me solo atroci strumenti, saggio di fine corso Erasmus elaborato dalla sfinge. In Siberia. Dopo settecentotre tentativi, tutti falliti, Gianfranco con comprensione e pazienza mi illustra la dinamica d’uso. La notissima manualità dell’apprendente, mai andata oltre l’imburrata da facchino[3] e il trasporto dei mobili, si scontra con una realtà pressoché insormontabile. Ansante e con il polso prostrato riesco a gustare solo una minima parte di ciò che brilla sui piatti di portata e nella sfrigolante pentola. Neo conte Ugolino, esco affranto.
Saranno due lunghi semestri….





[1] Piatto tipico delle vallate bergamasche, i casoncelli (in italiano standard) sono ravioli ripieni di pane, Parmigiano, carne, prezzemolo, talvolta amaretti.
[2] Fernando è il cameriere interpretato da Bruno Ganz, nel cult “Pane e tulipani” di Silvio Soldini. Al primo incontro con Licia Miglietta/Rosalba, che sembra avere dubbi sulla qualità della cucina cinese, così l’ammonisce: “Mi rincresce contraddirla signora, ma i cinesi sono i migliori ristoratori del mondo”.
[3] L’autore si riferisce all’immortale Ugo Tognazzi, che nei panni di Renato tenta di istruire il compagno Albin al fine di conferirgli una più maschia attitudine, al momento di stendere il burro sul pane della prima colazione. Il film è naturalmente “Il vizietto”.

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